Google potrebbe avere in serbo una nuova carta da giocare per lanciare in grande stile la propria suite Google Apps. L’obiettivo è quello di rendere la suite sempre più ricca e personalizzabile, adeguata alle differenti esigenze dei singoli e pertanto sempre più appetibile nei confronti dei software esistenti nel medesimo mercato.
L’idea è quella di un vero e proprio App Store che permetta a Google di rivendere prodotti terzi in grado di interagire con Google Apps, girando ovviamente agli sviluppatori un parte sostanziosa degli introiti accumulati. Al momento, però, nessuna conferma da Mountain View: l’ipotesi è scaturita dal New York Times e dal team Google non è giunto alcun commento in merito se non risposte elusive indicanti l’esistenza di un servizio per molti versi simile a quello ipotizzato ora sotto forma di App Store.
In effetti Google già dispone del cosiddetto Solution Marketplace, e non è detto che possa essere esattamente questa la base di partenza da cui potrebbe prendere forma il nuovo store. Il Solution Marketplace, infatti, è ad oggi niente più che una vetrina con cui Google mette a disposizione le informazioni necessarie per contattare i vari sviluppatori con cui concordare eventuali acquisti. In futuro Google potrebbe invece rendere il sito un vero e proprio marketplace di compravendita, su cui gli sviluppatori possono immettere le proprie creazioni e gli utenti business possono trovare quanto cercato acquistando direttamente e senza passaggi intermedi.
Il costante monitoraggio di Audiweb sull’uso di internet da parte degli Italiani ci consente di fare il punto sull’adozione dei nuovi media da parte del pubblico. Nel mese di febbraio 2010 sono stat 22,9 milioni gli utenti italiani attivi sulla rete, con una media di 11,8 milioni al giorno. La durata delle connessioni è stata di 1 ora e 41 minuti per 182 pagine viste in media a persona.
L’aumento sullo stesso periodo del 2009 é stato del 13% (+16,9% gli utenti attivi nel giorno medio). sono in flessione del 7,1% delle pagine viste e del 6,7% il tempo dedicato». Il rapporto tra uomini e donne che navigano é grossomodo di sei a cinque..
Quanto al profilo demografico, il 45% dei navigatori italiani ha un’età di 35-54 anni, mentre il 22% ha tra i 25 ed i 34 anni.gli italiani navigano maggiormante nei giorni lavorativi (lunedì – venerdì) con 12,4 milioni di utenti attivi, 184 pagine viste per 1 ora e 41 minuti per persona nel giorno medio. Nel week end invece sono 10,3 milioni gli utenti attivi, che consultano mediamente 175 pagine per persona.
Google sta letteralmente invadendo il mercato delle applicazioni on-line. E’ di pochi giorni fa la notizia di una nuova estensione di un servizio già presente sul mercato. Stiamo parlando di Google Chart Tools, servizio che permette agli utenti di sviluppare in modo semplice e rapido strutture grafiche basate su diagrammi, istogrammi, animazioni, codici a barre ed altre raffigurazioni da poter portare sulle proprie pagine web.
Le possibilità offerte sono moltissime e nella nuova estensione Google le distingue in due tipologie. La prima è composta da tutto quel che è possibile ottenere grazie alle “Chart API“, il cui rendering è in mano ai server Google «in risposta ad una semplice richiesta URL»: facili da gestire, facili da condividere, facili da utilizzare. Sotto questa tipologia Google include, oltre ad una estesa galleria di grafici, le “Dynamic Icons“, i “QR Codes” e le formule matematiche. I requisiti richiesti per l’implementazione dei vari codici sono minimi, dunque con un piccolo impegno gran parte dell’utenza potrà farne uso.
La seconda tipologia indicata è tramite “Visualization API“: i grafici sono interattivi, sviluppati tramite JavaScript e costruiti attorno a fonti di dati quali Oracle PL/SQL o anche Google Spreadsheet. Trattasi in questo caso di un prodotto di maggior spessore, di differente implementazione ed in grado di offrire grandi opportunità in quanto dinamicamente basato su database in grado di mutare nel tempo.
Google ha ufficialmente rilasciato la versione beta di Google Social, un motore di ricerca che estende gli ambiti di indicizzazione ai commenti e alle discussioni relative alle keyword immesse.
Il motore si presenta con la classica interfaccia di Google, ma offre, tra i risultati organici, le occorrenze derivanti dall’attività sui principali Social Networks dei nostri contatti ed amici. Il sistema si basa sulla connessione del proprio account di Google con gli account che abbiamo aperti su Gmail, Facebook, Friendfind, Twitter o su blog; quindi solo se siamo “loggati” su Google è possibile beneficiare delle nuove funzionalità di ricerca. Sarà verosimilmante disponibile un filto per limitare l’accesso di Google ai contenuti importati dai Social Networks.
Queste nuove funzionalità di ricerca, quando rilasciate definitvamente, rendereanno sempre più forte il legame tra l’indicizzazione di un sito sui motori di ricerca e la popolarità del brand dell’azienda che ne è proprietaria.
Un allarme sui pericoli dell’uso di internet Explorer è stato lanciato oggi in Germania. Secondo Spiegel online, l’edizione digitale dell’autorevole settimanale di Amburgo, il Bundesamt fuer Sicherheit in der Informationstechnik, BSI, cioè l’Autorità federale per la sicurezza nella tecnologia dell’informazione, ha avvertito che l’uso del browser più diffuso nel mondo è sconsigliabile, ed è preferibile usare browser alternativi, finché il problema non verrà risolto.
C’è un punto debole in internet explorer, avverte la fonte ufficiale tedesca citata da Spiegel online. Sarebbe una ‘fallà nella sua sicurezza che “permette di lanciare attacchi e installare programmi ostili in un computer che funziona con Windows, attraverso un codice manipolato di un sito. Le versioni di internet explorer esposte a rischio sono la 6, la 7 e la 8 sui sistemi Windows XP, Vista e 7.
Al momento, continua il reportage di Spiegel online sempre citando l’autorità federale per la sicurezza IT, non è disponibile un’attualizzazione del software. “L’autorità federale prevede che il punto debole, la falla di explorer verrà utilizzata a breve per attacchi su internet”, e consiglia quindi l’uso al momento di altri browser. Consiglia sistemi che chiama per nome, come Firefox, Opera, Chrome o Safari. L’uso di internet explorer in modo protetto può rendere gli assalti più difficili, ma non impedirli, nota il monito ufficiale.
L’avvertimento del Bsi è posto in relazione con gli attacchi di hacker condotti negli ultimi giorni contro i sistemi informatici di alcune aziende americane. E probabilmente il pericolo è quello di attacchi mirati contro alcune imprese, non contro l’uso privato di internet explorer. Ma presto la realtà potrebbe cambiare e il pericolo riguarderebbe molti più utenti. Non è la prima volta che internet explorer è oggetto di tentativi di attacco del genere: essendo il browser più diffuso nel mondo è bersaglio privilegiato della ‘cybercriminalità’. Microsoft stessa consiglia di usare explorer, almeno per il monento solo in protected mode e con i massimi livelli di sicurezza.
Fonte: Repubblica.it


aprile 7, 2010 in 

