Google potrebbe avere in serbo una nuova carta da giocare per lanciare in grande stile la propria suite Google Apps. L’obiettivo è quello di rendere la suite sempre più ricca e personalizzabile, adeguata alle differenti esigenze dei singoli e pertanto sempre più appetibile nei confronti dei software esistenti nel medesimo mercato.
L’idea è quella di un vero e proprio App Store che permetta a Google di rivendere prodotti terzi in grado di interagire con Google Apps, girando ovviamente agli sviluppatori un parte sostanziosa degli introiti accumulati. Al momento, però, nessuna conferma da Mountain View: l’ipotesi è scaturita dal New York Times e dal team Google non è giunto alcun commento in merito se non risposte elusive indicanti l’esistenza di un servizio per molti versi simile a quello ipotizzato ora sotto forma di App Store.
In effetti Google già dispone del cosiddetto Solution Marketplace, e non è detto che possa essere esattamente questa la base di partenza da cui potrebbe prendere forma il nuovo store. Il Solution Marketplace, infatti, è ad oggi niente più che una vetrina con cui Google mette a disposizione le informazioni necessarie per contattare i vari sviluppatori con cui concordare eventuali acquisti. In futuro Google potrebbe invece rendere il sito un vero e proprio marketplace di compravendita, su cui gli sviluppatori possono immettere le proprie creazioni e gli utenti business possono trovare quanto cercato acquistando direttamente e senza passaggi intermedi.
Google sta portando avanti lo sviluppo di un nuovo sistema che permetterà ai web publishers di inviare automaticamente nuovi contenuti al motore di ricerca per l’indicizzazione in pochi secondi. Siamo quindi all’inizio di quella nuova fare di evoluzione dei motori di ricerca che da tempo andiamo predicando e che cambierà significativamente l’approccio al web da parte di webmater ed aziende.
Il progetto di google si chiama PubSubHubbub (o PuSH) ed é concettualmente un protocollo di syndication in tempo reale basato sul formato Atom. Tramite esso, Google potrà indicizzare il web in modalità push invece del tradizionale crawl (la navigazione, da parte del googlebot dei siti che trova sulla rete).
Pubsubhubbub consentira’ agli utenti di ricevere gli aggiornamenti appena pubblicati in tempo reale invece di richiederli al publisher. Il contenuto viene inviato ad uno Hub, che a sua volta si attiva per inviare gli aggiornamenti agli iscritti in pochi secondi dal momento della pubblicazione. Pubsubhubbub è un protocollo aperto, e potrà essere utilizzato anche dai motori di ricerca concorrenti come Bing e Yahoo.
Google sta letteralmente invadendo il mercato delle applicazioni on-line. E’ di pochi giorni fa la notizia di una nuova estensione di un servizio già presente sul mercato. Stiamo parlando di Google Chart Tools, servizio che permette agli utenti di sviluppare in modo semplice e rapido strutture grafiche basate su diagrammi, istogrammi, animazioni, codici a barre ed altre raffigurazioni da poter portare sulle proprie pagine web.
Le possibilità offerte sono moltissime e nella nuova estensione Google le distingue in due tipologie. La prima è composta da tutto quel che è possibile ottenere grazie alle “Chart API“, il cui rendering è in mano ai server Google «in risposta ad una semplice richiesta URL»: facili da gestire, facili da condividere, facili da utilizzare. Sotto questa tipologia Google include, oltre ad una estesa galleria di grafici, le “Dynamic Icons“, i “QR Codes” e le formule matematiche. I requisiti richiesti per l’implementazione dei vari codici sono minimi, dunque con un piccolo impegno gran parte dell’utenza potrà farne uso.
La seconda tipologia indicata è tramite “Visualization API“: i grafici sono interattivi, sviluppati tramite JavaScript e costruiti attorno a fonti di dati quali Oracle PL/SQL o anche Google Spreadsheet. Trattasi in questo caso di un prodotto di maggior spessore, di differente implementazione ed in grado di offrire grandi opportunità in quanto dinamicamente basato su database in grado di mutare nel tempo.
Nel corso del 2009 abbiamo rilevato il servizio di Keyword Advertising di un sito di corsi di formazione tradizionale che spendeva 18 € al giorno su Google Adwords. Mediamente raccoglieva 60 richieste di contatto al mese (compilazione di moduli elettronici) per corsi da 2000 euro. (niente male quindi). I contatti si trasformavano in 4 iscrizioni ai corsi al mese.
Viene facile calcolare sulla base di questi dati che, con un budget di 540 €/mese, il costo pubblicitario per singolo contatto era di 9 euro ed il costo pubblicitario post intervento era di 135 €. Alto e non accettato dal cliente nonostante l’elevato valore unitario del servizio che vendeva.
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Google non finisce mai di sorprendere. Ogni mese presenta nuovi servizi on-line ricchi di spunti sia per i consulenti di comunicazione e web marketing, sia per i profani. La novità del giorno é Google Buzz, un nuovo modo di condividere aggiornamenti, foto, video e altro ancora direttamente da Gmail con i contatti preferiti, sfruttando la rete sociale derivante dalla casella di posta elettronica.
Buzz verrà aggiunta a breve in tutti gli account Gmail.
Oltre a Gmail, Buzz sarà accessibile da device mobili, per aggiungere un elemento importante alla condivisione: la posizione geografica. I post taggati con informazioni geografiche avranno una dimensione di contesto in più e potranno quindi essere collocati nello spazio. Di conseguenza, quando verranno visualizzati insieme, gli aggiornamenti legati ad un certo luogo geografico arricchiranno di informazioni quella località.
Google Buzz sarà aperto all’integrazione di altri servizi, come Flickr e Twitter, che verranno collegati tramite l’account Gmail.
Interpretando le osservazioni che i critici delle mire egemoniche di Google avanzeranno, ci chiediamo se Buzz sarà un tentativo di inglobare (e quindi rendere dipendenti) i social network; o se sarà un ulteriore sistema per restringere il campo della privacy degli utenti, che entreranno a far parte di un sistema georeferenziato di contenuti.
Google ha ufficialmente rilasciato la versione beta di Google Social, un motore di ricerca che estende gli ambiti di indicizzazione ai commenti e alle discussioni relative alle keyword immesse.
Il motore si presenta con la classica interfaccia di Google, ma offre, tra i risultati organici, le occorrenze derivanti dall’attività sui principali Social Networks dei nostri contatti ed amici. Il sistema si basa sulla connessione del proprio account di Google con gli account che abbiamo aperti su Gmail, Facebook, Friendfind, Twitter o su blog; quindi solo se siamo “loggati” su Google è possibile beneficiare delle nuove funzionalità di ricerca. Sarà verosimilmante disponibile un filto per limitare l’accesso di Google ai contenuti importati dai Social Networks.
Queste nuove funzionalità di ricerca, quando rilasciate definitvamente, rendereanno sempre più forte il legame tra l’indicizzazione di un sito sui motori di ricerca e la popolarità del brand dell’azienda che ne è proprietaria.
I Sitelink sono dei collegamenti che Google inserisce in maniera automatica all’interno dei propri risultati di ricerca organici, subito sotto la description, che puntano a delle pagine interne di un sito. I Google Sitelink servono per facilitare gli utenti nelle loro ricerche e vengono individuati da Google in base a quelle che sono le loro esigenze.
L’assegnazione dei sitelinks è completamente arbnitraria da parte di Google e dipende unicamente dalla presenza (e dalla individuazione da parte di Google) di pagine pertinenti alle ricerche degli utenti. Esistono, in ogni caso, fattori che possono influenzare la presenza o meno di questi elementi: la buona navigabilità, i link in entrata e i volumi di accesso.
L’unica vera e propria possibilità di ottimizzazione dei Google Sitelink è quella di permetterne o meno la visualizzazione dopo che google li ha generati. Infatti, nel pannello di controllo del Google Webmaster Tool è possibile disattivare uno o più link elencati nella lista. L’operazione, ovviamente, non è immediata: dopo averli bloccati ci vorrà un po’ di tempo prima che scompaiano.
Inoltre è possibile ottimizzare le pagine che vengono visualizzate nei Sitelink. Se nei link compaiono tre pagine interne, si può fare in modo che da queste risorse gli utenti raggiungano facilmente altre pagine del blog o del sito.
Riportiamo alcuni estratti di un’intervista a Amit Singhal, noto “Google Fellow”, che spiega come Google indicizza Twitter.
Se moltissime persone ti seguono su Twitter, e tu segui qualcuno – anche se questo qualcuno è nuovo e non ha un sacco di follower – il tweet di questa persona è considerato prezioso, perchè i suoi follower hanno, di conseguenza, un grosso seguito. Un utente che segue un altro in un social media, è analogo ad una pagina che linka un’altra sul web. Entrambe sono forme di “raccomandazione”. Quando delle pagine di alta qualità linkano un’altra pagina sul web, la qualità della pagina linkata sale. Allo stesso modo, nei social media, se un utente affidabile e riconosciuto segue un altro utente, la qualità dei follower di questo sale.”
Altro problema, l’estrarre il segnale dal rumore. Google riusce ad estrarre il “segnale” analizzando i termini ricorrenti nei vari tweet (ma anche nei blog), e la vicinanza di questi termini con la parola chiave in questione. In questo modo, riesce ad inserire risultati rilevanti in real-time anche su termini di ricerca molto comuni.
In futuro, sia Twitter che Google sperano di migliorare la pertinenza delle ricerche in tutti i contesti grazie all’aggiunta dei dati geolocalizzati. “La real-time search sta evolvendo” dice Dylan Casey, product manager di Google. “Parlo regolarmente con i ragazzi di Twitter per capire quale direzione dare alle nuove feature. Riceviamo feedback, diamo dei feedback, collaboriamo. E’ realmente un rapporto simbiotico”.
Riassumendo: Google strizza l’occhio a Twitter ma mantiene forte l’interesse nei confronti del “vecchio web” (quello dei siti e dei blog), e probabilmente farà in modo di accelerare l’indicizzazione e la pubblicazione in SERP di contenuti freschi provenienti dalle tradizionali pagine web (siano questi notizie, articoli o post).
Una semplice metafora per capire l’importanza della targettizzazione di una campagna on-line è quella della gita fuori porta in automobile. Prima di partire per il viaggio naturalmente riforniamo la nostra macchina di benzina. Il pieno (i.e. il nostro budget per le campagne webmarketing) ci garantisce, in base al consumo chilometrico dichiarato dalla casa produttice, un raggio di autonomia teorica di diciamo 300 chilometri (i.e. il potenziale di click garantito dal budget su Google) per raggiungere le destinazioni che più gradiamo. Mettendoci in viaggio però ci rendiamo conto che ci sono variabili che incidono fortemente sull’autonomia: lo stato delle gomme, la qualità del manto stradale, il peso dei bagagli che abbiamo caricato sull’autovettura. L’autonomia potrebbe in definitiva variare da 280 a 320 chilometri (i.e. l’impatto della scelta delle keyword sui costi), a parità di pieno!
Non basta. Se siamo partiti senza una buona cartina stradale rischiamo di perderci le bellezze paesaggistiche o di non vedere quelle che stiamo cercando… insomma ci accorgiamo di aver sprecato tempo (e denaro) per un giro poco soddisfacente.
L’esperienza di una campagna di webmarketing insegna che la il lavoro preparatorio è cruciale: la profilazione dei canali di promozione e delle keywork determina, prima di ogni altra cosa, l’impatto delle attività di promozione sul ritorno dall’investimento per il cliente.
A dare credito a questa impostazione, Forrester Research ha recentemente evidenziato in un recente rapporto come chi invia email con contenuti profilati sulla base di dati segmentati ottiene risultati dalle 4 alle 6 volte superiori (a seconda del tipo di segmentazione) di chi invia lo stesso messaggio a tutti gli utenti.
Purtroppo in Italia troppo spesso chi gestisce la visibilità on-line si ferma a quel comodo risultato che è il volume di click generati da Google Adwords. Prendere questa cifra come argomento di vendita verso i clienti non solo è incorretto, ma addirittura dannoso, perchè quasi mai permette loro di apprezzare un incremento del giro di affari.
I principali motori affiancano ai risultati del posizionamento organico una serie di risultati sponsorizzati, che sono raggiungibili mediante pagamento di una tariffa pubblicitaria. E’ infatti possibile creare annunci personalizzati che appaiano tra i risultati di un motore di ricerca quando un utente inserisce una o più parole chiave specifiche. La tecnica di promozione tramite annunci a pagamento sui motori di ricerca si chiama Keyword Advertising.
Nel Keyword Advertising, l’inserzionista paga solamente per gli accessi che riceve sul proprio sito, sulla base di un conteggio dei click che l’annuncio riceve valorizzato per la tariffa a click. L’acquisto della posizione più visibile avviene tramite un meccanismo ad asta che reagisce alle offerte che gli inserzionisti immettono. Ne deriva che il costo per click di una certa parola chiave sarà tanto maggiore tanto più elevata è la concorrenza su di essa.
Il Keyword Advertising è quindi una forma di pubblicità che si basa – e viene mostrata – solamente in corrispondenza delle ricerche che ci interessano (keyword).
I vantaggi di una campagna in Keyword Advertising
Il Keyword Advertising è sicuramente uno dei più innovativi strumenti pubblicitari che siano oggi a disposizione degli investitori, non solo online. La creazione e la corretta gestione di una campagna in Pay per Click permette di ricevere visitatori fortemente in target evitare al massimo la dispersione favorendo di conseguenza la generazione a basso costo di contatti, lead o vendite.
Esistono diversi circuiti in Pay per Click. I più noti e diffusi in Italia sono Google Adwords e Yahoo! Search Marketing, ma ormai si stanno affacciando realtà come Facebook e Twitter. La sofisticazione dei sistemi di posizionamento permette oggi di:
- Far comparire annunci sul motore di ricerca e su un network di siti terzi affiliati al circuito
- Selezionare le catogorie merceologiche di appartenenza dei siti su cui fare comparere gli annunci
- Filtrare le campagne per lingua, paese, regione
- Filtrare, con buona approssimazione, il target di utenza per sesso, età, interessi
- Monitorare con statistiche molto precise l’efficacia delle campagne di webmarketing
Il servizio offerto da NeWS consente di affrontare una campagna di Keyword Advertising fin dal principio, e copre le seguenti fasi:
- Definizione degli obiettivi della campagna sia in termini qualitativi, sia in termini quantitativo (con il metodo dei Key Performance Indexes – KPI)
- Impostazione i parametri di base della campagna: canali e siti web, localizzazione geografica e linguistica, parole chiave
- Creatività testuale e grafica degli annunci
- Filtrare, con buona approssimazione, il target di utenza per sesso, età, interessi
- Monitoraggio delle statistiche e dei KPI
Per maggiori informazioni, contattateci e vi forniremo la documentazione del servizio.


aprile 7, 2010 in 





